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lunedì 8 marzo 2010

Sliding Doors

Oggi ho incontrato la ragazza che penso mi abbia mandato più maledizioni di quanto ogni altra persona abbia mai fatto: colei che non è potuta andare in scambio a New York perché aveva un punteggio di 0,13 inferiore al mio.

Se avesse convertito anche lei un certificato di inglese (3 crediti, 0,3 punti in più) da settembre a dicembre vi avrei raccontato di Warwick, UK.

E qui chiudo.

martedì 29 dicembre 2009

Decalogo per il volo Transoceanico

Da ricordare:

  • anche le compagnie insospettabili possono fare sciopero (o minacciare di farlo);
  • i taxi di New York rifiutano di accompagnare all'aeroporto il pomeriggio del 23 dicembre;
  • scegliere sempre compagnie aeree col servizio di rebooking;
  • un'ora e mezza può non bastare per prendere la coincidenza di un aereo;
  • le persone buone esistono;
  • i voli, per chi arriva a prendere una coincidenza in ritardo, vengono "finalizzati", e non c'è speranza di passare nemmeno se sai che il tuo prossimo volo non è stato ancora imbarcato;
  • nulla è perduto;
  • nulla è mai sicuro, c'è sempre un ostacolo in agguato;
  • lo stress da voli presi al volo o persi può far perdere dei chili in eccesso;
  • il letto di casa è tutta un'altra cosa.

martedì 22 dicembre 2009

Bagagli

New York adesso è alle spalle. Tra 18 ore lo sarà anche fisicamente.
Soddisfazione, questo è quello che mi viene da pensare di questi 130 giorni nella grande mela. Soddisfazione per averne fatto parte, per averla amata, per averla capita almeno un po', per averne assaporato il sapore pungente.
Ho già detto che mi mancheranno tanti luoghi, tante cose e tante persone, ma sono felice. Ogni momento difficile lo ricordo come un'esperienza, ogni scoperta come un nuovo mondo che mi si apriva davanti.
Sono contento di aver trovato i miei luoghi, quelli che sono diventati parte di me e che porterò con me. Viaggeranno con me Battery Park, il Trader Joe's, Brooklyn Heights, Waterside Plaza, la stanza al 26esimo piano del mio Residence, il cinema Lowes vicino casa, la Stern e l'NYU con i loro massicci palazzi, il timido East River e i suoi ponti.
Ricorderò con affetto anche l'aeroporto JFK dove sono dovuto tornare di corsa per un errore al visto sul passaporto, anche i topi che ho incontrato in giro per la città, anche quei ristoranti dove ho mangiato dove non mangerei di nuovo per nulla al mondo, anche Diner tristi e i Deli incasinati.
Adesso preparo i bagagli, domani si vola. Ci rivedremo, grande, stupefacente New York City.
Ci rivedremo presto.

lunedì 21 dicembre 2009

Il pomeriggio in cui feci suonare l'allarme antincendio

Le cose stanno così. Stavo cucinando una carbonara per me, quando mi sono resto conto di non avere uova. Allora ne ho chiesto uno al mio coinquilino che non me l'ha negato.
Prima che la mia pasta fosse pronta ho pensato di ricambiare la cortesia offrendogli della carbonara, dato che avevo della pancetta in più. Dopo un po' di titubanza, e dopo aver chiesto di non metterci formaggio (eh, lo so...), lui ha accettato.
Io allora ho finito di preparare la mia pasta e ho iniziato a fare una carbonara anche per lui. Fatto sta che evidentemente la mia pancetta era un po' "fumosa": al secondo round di cottura il fumo dev'essere diventato troppo (ne ricordo di più in altre occasioni, per altre carbonare o per carni arrostite in padella, ma tant'è) ed è scattato il terribile allarme antincendio.
Siamo scesi giù al gelo (poco più di una ventina di persone, credo solo 3°, 4° e 5° piano) e dopo nemmeno 10 minuti sono arrivati i pompieri. Hanno controllato che fosse tutto ok e se ne sono andati. Nel mentre è arrivato un altro camion dei pompieri, così, tanto per non sbagliarsi.
Alla fine ci hanno fatto risalire e io ho portato la mia pasta nell'appartamento di altri italiani che hanno il microonde, così l'ho potuta mangiare calda.

venerdì 18 dicembre 2009

Vicino Distacco

New York non è facile da lasciare (cit.).

Manca meno di una settimana alla partenza e non si può fare a meno di pensare a tutte le cose che non sei riuscito a fare, ai luoghi che ti hanno emozionato e che vorresti avere sempre a portata di taxi, alle abitudini newyorkesi a cui non vorresti rinunciare, ai biscotti, alle avenues, ai fiumi, ai parchi cittadini, ai cereali con l'uvetta e a tutte le altre cose che vorresti portare con te, alle persone che che hai incontrato che vorresti non restassero dall'altra parte di qualche oceano o che non vorresti prendessero il volo per punti diversi del globo. Poi c'è questa splendida università, che ti fa sentire parte della modernità, del flusso che dà forza a questa nazione esuberante, quest'università che non vorresti abbandonare.

E' una strana sensazione, pensare che potresti vedere delle persone per l'ultima volta, che non sarà tanto facile incrociarle al supermercato o all'angolo della strada.

Si torna a casa e certo è un sollievo ed un piacere per tanti splendidi motivi. Però...

mercoledì 16 dicembre 2009

Insofferenza

Sarà che la fine si avvicina, ma sto diventando insofferente. Il bagno sporco, la cucina che sembra un campo di battaglia, la scrivania scomoda, il compagno di stanza strano e tante altre piccole (?) cose mi sembrano insopportabili.

Forse è anche colpa di questo sciopero di British Airways che mi ha fatto pensare a cosa significherebbe non tornare a casa tra una settimana (!!). Forse eh.

giovedì 10 dicembre 2009

Sinossi Newyorkese

  • Amo studiare al 26esimo piano guardando l'Empire State Building, il Chrysler Building e l'East River.
  • Adoro mangiare Raisin Bran Crunch.
  • Mi piace vedere la città restare accesa e viva di notte.
  • Non smetterei mai di mangiare ogni sera un tipo di cibo di provenienza diversa.
  • Non capisco ancora come sia possibile che un'università sia messa in un posto tanto elegante e bello.
  • Starbucks (Tall Non Fat Vanilla Cappuccino, please)!
  • Mi piace sentirmi esperto di matematica anche se non lo sono...
  • Sono affascinato dall'opportunità di scoprire sempre posti nuovi.
  • Ha nevicato, capite? Ha nevicato!
  • Mi dà una strana sensazione sedere nella lounge degli studenti MBA e sentirli parlare.
  • C'è cibo giapponese cheap.
  • Vedo i film prima che escano in Italia.
  • Posso pensare alle stranezze della politica italiana come cose "lontane".
  • Il cambio euro/dollaro è molto buono, finchè la Grecia non fa scherzi.
  • Non avevo mai conosciuto tante persone che venivano da tanti posti diversi del mondo. Affascinante.

domenica 29 novembre 2009

Dicevamo

Cosa è successo dall'ultima volta che ho scritto su questo Blog?
  • Ho compiuto 21 anni
  • Ho visto un concerto di Bob Dylan
  • Sono stato a Miami (qualche foto è su Flickr)
  • Sono passato da PC a Mac (!!)
  • Ho festeggiato (?) Thanksgiving e mangiato il tradizionale tacchino
  • Ho partecipato al folle Black Friday americano (un giorno di sconti, alla americana)
  • Sono stato al Guggenheim
  • Ho visto Fantastic Mr. Fox (bello!) e Ninja Assassin (sangue)
  • Sono stato a Coney Island e ho mangiato un hot dog da Nathan's
Ma non sono passati solo 12 giorni?

martedì 17 novembre 2009

Incontri a NY

Stavo pagando alla cassa del Gristedes, il supermercato tra 2^ Avenue e 29^ Street.
Mentre le cose che avevo comprato scorrevano tra le mani della cassiera ho sentito chiedere: << Qual è meglio? >>. Mi sono girato e ho domandato a quella voce (una signora) se fosse italiana: non so perchè ma l'ho domandato in inglese. La signora ha capito la parola "italian" e mi ha chiesto di chiedere alle commesse quale fosse la spazzola migliore per togliere i pelucchi. Mentre le commesse tergiversavano la signora mi ha chiesto di dove fossi e cosa facessi a New York e io ho ricambiato la domanda: era una romana calabrese venuta a New York per far curare il figlio malato. Mi ha chiesto di chiedere quale fosse il pacco di zucchero meno caro e con un mezzo sorriso ha detto: << Ci facciamo capire in qualche modo >>. Io ho pagato prima di lei e sono uscito augurandole buona fortuna dopo che lei mi aveva ringraziato.
La signora sembrava cinquantenne ma poteva essere benissimo una quarantenne segnata dalla stanchezza e dal dolore.
Succede anche questo a New York City.

lunedì 9 novembre 2009

Rewind NYC

Prima di lasciare New York, vorrei rivedere tutti i luoghi che ho già visto. E vederne anche altrettanti di nuovi.

Mi sa che è un problema.

domenica 8 novembre 2009

Diete Metropolitane

Stare a dieta a New York mette a rischio la tua salute mentale. Biscotti, donuts (ciambelle!), muffin, bagel, brownies, cupcakes, fette di torta e tante altre golosissime diavolerie ti assalgono ad ogni passo in questa città di smog candito, di cemento caramellato, di asfalto glassato, di alberi fondenti. Un turbinio di calorie ti avvolge, coccola, sussurra parole zuccherose alle tue orecchie affamate.
Il peggio, però, arriva quando hai abbassato la guardia, soddisfatto della tua resistenza, ringalluzzito dalla convinzione di aver dimostrato una tempra d'acciaio: i biscotti più buoni, quelli adorati e irreperibili, ti si offrono gratuitamente, su un vassoio all'esterno di un ufficio, ad un free buffet a cui sei capitato quasi per caso o addirittura entrano in casa innocentemente sfornati da vicini di appartamento inconsapevoli. E sei sconfitto.

La dieta a Milano invece è un gioco da ragazzi. A Milano i dolci sono timidi, impacchettati, stantii, plasticosi, ripetitivi. Le calorie a Milano si offendono se non vengono assunte con parsimonia e coerenza. I carboidrati e gli zuccheri milanesi, come animali selvaggi, scappano appena ti sentono avvicinarti. Le golosità milanesi sono standardizzate nel modo sbagliato, regolari, prevedibili, ostacoli evitabili anche dal più principiante degli slalomisti. A Milano, almeno questa battaglia, si vince facile.

Meatpacking District

Ogni quartiere a Manhattan ha una storia da raccontare. Quella del Meatpacking è la storia che finisce bene, l'equivalente del vissero tutti felici e contenti, della cenerentola che sposa il principe.
Questo quartiere si trova a Sud della 14^ strada e ad ovest della 8^ Avenue.
Meatpacking significa impacchettamento della carne, e infatti questa era la attività principale che si svolgeva in questa zona nel 1900.
Nel 1980, poi, era diventato sinonimo di droga e prostituzione.

Ma New York sa essere originale e generosa al tempo stesso: i magazzini diventano loft, club, atelier di alta moda; i furgoni carichi di carne si trasformano in limousine che fanno fatica a destreggiarsi tra le strade strette e le auto parcheggiate. Il sabato sera, per le strade che poco tempo fa era meglio evitare, ora tacchi a spillo, giacche e abiti alla moda fanno la coda per entrare nel club.
La luce è fioca, il vociare alto ma composto, l'eleganza definitiva.

sabato 7 novembre 2009

Alphabet City

C'è questo pezzo di New York, a Est di Washington Square Park, dove la 1^ Avenue non è quella più orientale: ci sono anche nell'ordine le Avenue A, B, C e D.

E' l'Alphabet city, un quartiere a parte, un po' degradato, certamente triste di sera, che cerca a tutti i costi di non sembrare Manhattan: volti scuri e rari per strada la sera, topi più grandi della media cittadina tra i cumuli di spazzatura, pochi negozi, pochi colori.

Attraversando la Alphabet City arrivi ad affacciarti sull'East River e ti sembra tutto molto diverso: il tuo sguardo vaga dal Williamsburg al Queensborough Bridge, la città sembra lontana, silenziosa, indifferente.

Il vento è più freddo ad Alphabet City.

giovedì 15 ottobre 2009

Cose su cui avrei voluto scrivere un post

Visto che molto spesso mi viene in mente di voler scrivere un post su qualcosa ma poi non lo faccio, tanto vale scrivere in breve di cosa si sarebbe trattato.

Il mio compagno di stanza è un po' strano: dorme di giorno, sta sveglio di notte, fa "riposini" dalle 8 di sera a mezzanotte, mangia in qualsiasi momento, non ha mai cucinato qualcosa (lo standard per i pasti sono i panini di Subway e la zuppa di miso), mangia alghe disseccate "nature" (quelle che si usano nella cucina giapponese), dice sempre quello che "si dovrebbe fare" e poi fa regolarmente tutto il contrario.

Forse ho trovato una pizzeria che fa la "neapolitan pizza". Anzi ce n'erano due ma ovviamente la più buona (il pizzaiolo veniva adorato come un Dio nella City) ha chiuso pochi mesi prima che venissi io per riaprire in qualche altro angolo degli USA. Comunque la pizzeria che invece è ancora in attività si trova, manco a dirlo, a Brooklyn.

Ho fatto una nuova splendida spesa di cibo italiano a Little Italy: prosciutto di parma, 2 salsicce, un salame, dado Star (!!), mozzarella e Abbracci mulino bianco. (!!!!!!!!!!!!!!).

Il primo Midterm (di Business and the Environment) è andato particolarmente e inaspettatamente bene.

Ordinare cibo on-line è la quintessenza della comodità.

Fa freddo.

C'è una profonda lotta qui tra Mac e PC people (Apple qui non è solo per pochi eletti insomma): io mi trovo proprio nel mezzo, indeciso su cosa scegliere.

Certa frutta americana è stranamente uniformemente saporita.

domenica 11 ottobre 2009

Finalmente Brooklyn

Per fortuna ci sono giorni come questo.

Brooklyn è spettacolare, magica, poetica, graziosa, gentile.
Manhattan talvolta ti offende, se ne frega di te: ha già tutto, è già tutto.

Brooklyn è amica, sa di dover dimostrare qualcosa e lo fa senza vergogna, senza finta modestia, con la perfezione degli spazi.

Ho passeggiato molto, camminato sulla Brooklyn Heights Promenade, mi sono incantato nel vedere il profilo dei grattacieli di Downtown Manhattan e dopo un po' mi sono immerso di nuovo in questa delizia.

I bambini qui hanno il tempo di sedersi a mangiare una fetta di torta, di sporcarsi il muso e di dare uno sguardo intorno affascinati.

Mi sono seduto in un "Connecticut Muffin" che farà anche un caffè indecente ma come ambiente batte Starbucks 10 a 0. E poi c'è uno Starbucks proprio difronte: ho preso un cappuccino, sono uscito e sono entrato in questo altro simpatico locale dove ho mangiato il mio primo vero, delizioso, cupcake. Poi è venuto il turno di un bel biscotto. Poi ho anche studiato un po', ma non troppo anche perchè dopo aver assaporato quest'atmosfera non mi importa più di nulla.

Peccato sia così lontano da dove studio e da dove dormo.

Oatmeal Raisin Cookie, che poesia.

Qui la gente non corre: vive.

giovedì 8 ottobre 2009

Esperienza universitaria vera

Gli studenti americani sono pazzi.
La sera prima dell'esame intermedio mi sono incontrato con i ragazzi di Business and the Environment che hanno voluto che ognuno facesse la sintesi di un pezzo del libro o di alcuni articoli.
Perché? Perché così forse tutti riescono a leggere un po' di tutto, dato che in pochi hanno letto (e figurarsi riletto) il libro prima dell'esame.
Real American Experience!

sabato 3 ottobre 2009

Coinquilini a NYC: awkward experience

Se un decimo delle cose che sono successe in questo appartamento fossero successe in quello di Milano io sarei già scappato a gambe levate. Qui però, oltre a non esserci grande alternativa e ad essere troppo lontani da casa, riesco a farmi forza pensando che non sarà per molto, che è un'esperienza e non la quotidianeità di un tempo indefinito.

Elencare tutto sarebbe impossibile, cito quello che mi viene in mente: fino ad ora già due persone hanno vomitato in bagno; musica hard rock ad alto volume la mattina appena svegli (loro, non io); appartamento sempre sporchissimo (sempre, soprattutto il bagno), tonnellate di stoviglie sporche lasciate per secoli nel lavandino; resti di pasti non buttati nella spazzatura ma fatti scorrere via dai piatti con l'acqua nel lavandini; gente che dorme in casa senza che io ne sappia niente; uso del mio cibo, delle mie stoviglie, di qualsiasi cosa sia mia ma posizionata in zone comuni (per la serie la proprietà privata...); sapete bene della festa del secondo giorno; urla, urla e ancora urla a qualsiasi ora del giorno e della notte.

Con tutto questo non voglio dire che i miei coinquilini sono cattivi. Sono bravi ragazzi, ma davvero, solo il pensiero che durerà poco mi trattiene dall'esplodere.

venerdì 2 ottobre 2009

Novità della settimana

Giusto così, per lasciare memoria di questi 5 giorni, nel caso qualcuno si fosse perso qualcosa, nel caso io mi fossi perso qualcosa:

Ristorante giapponese "all you can eat" con Arthur. Grande disappunto quando abbiamo visto che mancava il Sashimi (che c'era due domeniche prima, vai a capire perché).

Comprato il cavo per la connessione ad internet: finalmente non devo più perdere il 70% del tempo che sto al computer a cercare di pescare il segnale wi-fi della NYU.

Sono arrivati i genitori di Arthur (il mio compagno di stanza) da Hong Kong: per un'ora in casa si sentiva parlare solo cinese (credo) ed era molto divertente. I suoi genitori sono molto distinti e gli hanno portato un sacco di cibo delizioso. Sono andati alla migliore Steak House di New York (!!!): per la serie ditemelo che vengo anche io, mi pago la mia parte e potete anche parlare cinese tutto il tempo.

Il mio professore di Business and the Environment ha un ufficio incredibile: ad angolo nel palazzo della Stern, forse il migliore ufficio del dipartimento, con vista sui magnifici palazzi di NoHo.

Primo voto a un lavoro di gruppo di Marketing Research: 9/10. Non ho idea di come interpretarlo. Per inciso, il lavoro faceva schifo.

Lo Starbucks di Washington Square Park è il più affollato bar che io abbia mai visto, ma è anche uno splendido esempio di efficienza: non avete idea di quanti caffè (o cappuccini, o altre diavolerie) è capace di preparare una sola persona in dieci minuti.E non è come preparare il caffè ad un bar di Napoli.

"Tall Cappuccino, please"

Partita degli Yankees in piccionaia (i posti peggiori dello stadio, un freddo cane, grazie NYU : poi per fortuna ci siamo spostati). Le gloriose patatine fritte erano finite (dopo due soli inning, poi al sesto sono riapparse), gli Yankees hanno perso, Jeter è proprio forte ma secondo me è un po' bruttino.

sabato 26 settembre 2009

(500) days of summer e altro

Stasera sono andato al cinema. Ho visto "(500) Days of Summer", mi è piaciuto abbastanza: originale, divertente, strano, curioso, triste, azzeccato.

Uno dei vantaggi dello stare negli Stati Uniti (!!) è che non devo aspettare che i film arrivino in Italia per vederli; d'altro canto devo però vederli in inglese, capendo al 70%, e questo è un po' un peccato. Comunque questo film esce (o almeno dovrebbe uscire) in Italia il 20 Novembre (il giorno prima del mio compleanno) e io l'ho già visto.

In italiano il film si chiamerà "(500) Giorni insieme" e questo è davvero triste: l'originalità del film parte infatti dal titolo, giacché la ragazza con la quale il protagonista ha la storia d'amore che il film racconta si chiama Summer, quindi in inglese il titolo vuol dire sia 500 giorni d'estate sia 500 giorni di Summer mentre nessuno dei due significati è stato mantenuto in italiano, peccato.

Pensate alla commedia di Oscar Wilde "The importance of being Earnest": doppio significato, in italiano ridotto ad uno con "L'importanza di chiamarsi Ernesto" ma per lo meno non azzerato come in questo caso!

Comunque è un bel film, segnatevelo se vi piacciono i film sulle storie d'amore, ma non vi aspettate una cosa sdolcinata.

P.S. Adesso che ci faccio caso questa storia della differenza tra date di uscita italiane e americane è un bel casino! Perdo tutti i film usciti prima o durante l'estate in America che escono in autunno in Italia e vedo qui tutti i film che poi potrei vedere in Italia in Inverno! Chissà quanti film dovrò vedere due volte: perlomeno la seconda volta capirò tutto quello che non ho capito la prima in inglese...

lunedì 14 settembre 2009

Waterside Plaza

Oggi finalmente ho potuto scegliere una panchina comoda e vedere la città accendersi come solo lei può, con i grattacieli che si punteggiano di luci e gli edifici del Queens ad osservare stupefatti, basiti, lo splendore di ques'opera umana piena di eleganza e raffinatezza.

Manhattan, New York, gli aeroplani che atterrano sul fiume, persone che con lo sfondo del tramonto sulla città brindano e bevono vino in piazza, le barche che dondolano solcando le timide onde dell'East River.