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domenica 8 novembre 2009

Meatpacking District

Ogni quartiere a Manhattan ha una storia da raccontare. Quella del Meatpacking è la storia che finisce bene, l'equivalente del vissero tutti felici e contenti, della cenerentola che sposa il principe.
Questo quartiere si trova a Sud della 14^ strada e ad ovest della 8^ Avenue.
Meatpacking significa impacchettamento della carne, e infatti questa era la attività principale che si svolgeva in questa zona nel 1900.
Nel 1980, poi, era diventato sinonimo di droga e prostituzione.

Ma New York sa essere originale e generosa al tempo stesso: i magazzini diventano loft, club, atelier di alta moda; i furgoni carichi di carne si trasformano in limousine che fanno fatica a destreggiarsi tra le strade strette e le auto parcheggiate. Il sabato sera, per le strade che poco tempo fa era meglio evitare, ora tacchi a spillo, giacche e abiti alla moda fanno la coda per entrare nel club.
La luce è fioca, il vociare alto ma composto, l'eleganza definitiva.

sabato 7 novembre 2009

Alphabet City

C'è questo pezzo di New York, a Est di Washington Square Park, dove la 1^ Avenue non è quella più orientale: ci sono anche nell'ordine le Avenue A, B, C e D.

E' l'Alphabet city, un quartiere a parte, un po' degradato, certamente triste di sera, che cerca a tutti i costi di non sembrare Manhattan: volti scuri e rari per strada la sera, topi più grandi della media cittadina tra i cumuli di spazzatura, pochi negozi, pochi colori.

Attraversando la Alphabet City arrivi ad affacciarti sull'East River e ti sembra tutto molto diverso: il tuo sguardo vaga dal Williamsburg al Queensborough Bridge, la città sembra lontana, silenziosa, indifferente.

Il vento è più freddo ad Alphabet City.

domenica 11 ottobre 2009

Finalmente Brooklyn

Per fortuna ci sono giorni come questo.

Brooklyn è spettacolare, magica, poetica, graziosa, gentile.
Manhattan talvolta ti offende, se ne frega di te: ha già tutto, è già tutto.

Brooklyn è amica, sa di dover dimostrare qualcosa e lo fa senza vergogna, senza finta modestia, con la perfezione degli spazi.

Ho passeggiato molto, camminato sulla Brooklyn Heights Promenade, mi sono incantato nel vedere il profilo dei grattacieli di Downtown Manhattan e dopo un po' mi sono immerso di nuovo in questa delizia.

I bambini qui hanno il tempo di sedersi a mangiare una fetta di torta, di sporcarsi il muso e di dare uno sguardo intorno affascinati.

Mi sono seduto in un "Connecticut Muffin" che farà anche un caffè indecente ma come ambiente batte Starbucks 10 a 0. E poi c'è uno Starbucks proprio difronte: ho preso un cappuccino, sono uscito e sono entrato in questo altro simpatico locale dove ho mangiato il mio primo vero, delizioso, cupcake. Poi è venuto il turno di un bel biscotto. Poi ho anche studiato un po', ma non troppo anche perchè dopo aver assaporato quest'atmosfera non mi importa più di nulla.

Peccato sia così lontano da dove studio e da dove dormo.

Oatmeal Raisin Cookie, che poesia.

Qui la gente non corre: vive.

lunedì 14 settembre 2009

Waterside Plaza

Oggi finalmente ho potuto scegliere una panchina comoda e vedere la città accendersi come solo lei può, con i grattacieli che si punteggiano di luci e gli edifici del Queens ad osservare stupefatti, basiti, lo splendore di ques'opera umana piena di eleganza e raffinatezza.

Manhattan, New York, gli aeroplani che atterrano sul fiume, persone che con lo sfondo del tramonto sulla città brindano e bevono vino in piazza, le barche che dondolano solcando le timide onde dell'East River.

venerdì 4 settembre 2009

Very Little Italy

Oggi con i miei compagni italiani siamo andati alla ricerca di Little Italy, quella che ci ricorda che abbiamo una fetta di America, che però non è più un quartiere: è una strada. Per la precisione Mulberry Street. E' un posto pieno di ristoranti, un po' chiassoso ma meno affollato di Chinatown la quale la avvolge o quasi la sommerge. Ad ogni incrocio, guardando le insegne sulle strate perpendicolari, si possono scorgere solo parole in cinese.
Non è un "quartiere" particolarmente evocativo per chi viene dall'Italia ora a visitare gli USA, forse può esserlo di più per chi ha origini italiane e vive in America. C'è solo un posto, però, che mi ha aperto il cuore e che mi ha riportato col pensiero dritto nella cucina di mia nonna. All'incrocio tra Mulberry e Grand Street c'è una specie di salumeria, si chiama "Alleva", e vende tutto il miglior cibo che l'Italia (in particolare Napoli) produce o usa per cucinare i suoi piatti più buoni: mozzarella (vera), provola, salami, salsicce, forme di parmigiano reggiano e di grana padano, pasta di marca, caffè (anche il Kimbo di cui avevo disperatamente bisogno), Olive condite di ogni tipo e tantissimi altri tipi di formaggi e salumi esclusivamente italiani. Vendevano anche qualche rustico e della frittura da rosticceria: ho mangiato una "rice ball", un arancino, e ho sentito il sapore di casa. Nelle giornate grigie, in cui mi sentirò troppo lontano da casa, mi troverete lì.

giovedì 3 settembre 2009

Full day...

Giornata piena (pienissima) quella appena trascorsa. Sveglia presto per poter parlare con e vedere Simona (Skype, anche se per altre cose prendi un sacco di soldi, ancora gazie). Workshop (incontro) al centro Relazioni Internazionali della NYU per i documenti dell'immigrazione. Corsa (50 dollari :-( ) all'aeroporto JFK per aggiustare dei documenti che non erano come dovevano essere; 2 hot dog, patatine e coca cola zero (4,30 dollari: troppo poco?) all'aeroporto per placare la fame; ritorno in treno/metro a Manhattan (che, sappiatelo, viene pronunciata dai NewYorkesi con la h aspirata e come se avesse una sola t) (7.50 dollari, molto meglio). Breve sosta a Manhattan (washington square park) in cui ho ritirato la tessera dell'assicurazione sanitaria e partenza per gli US Open 2009, Flashing Meadows, Queens; visti spezzoni di due partite tra donne sconosciute e il match point di Nadal (senza sapere chi dei due tennisti fosse Nadal perchè eravamo troppo in alto e aveva i capelli raccolti). Ritorno a Manhattan e spesa al supermercato (insalata e frutta finalmente). Celebrazione di compleanno di una ragazza spagnola in scambio con noi. Discussione infinita con il coinquilino di Hong Kong riguardo le rispettive lingue e l'inglese.