New York non è facile da lasciare (cit.).
Manca meno di una settimana alla partenza e non si può fare a meno di pensare a tutte le cose che non sei riuscito a fare, ai luoghi che ti hanno emozionato e che vorresti avere sempre a portata di taxi, alle abitudini newyorkesi a cui non vorresti rinunciare, ai biscotti, alle avenues, ai fiumi, ai parchi cittadini, ai cereali con l'uvetta e a tutte le altre cose che vorresti portare con te, alle persone che che hai incontrato che vorresti non restassero dall'altra parte di qualche oceano o che non vorresti prendessero il volo per punti diversi del globo. Poi c'è questa splendida università, che ti fa sentire parte della modernità, del flusso che dà forza a questa nazione esuberante, quest'università che non vorresti abbandonare.
E' una strana sensazione, pensare che potresti vedere delle persone per l'ultima volta, che non sarà tanto facile incrociarle al supermercato o all'angolo della strada.
Si torna a casa e certo è un sollievo ed un piacere per tanti splendidi motivi. Però...
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venerdì 18 dicembre 2009
sabato 7 novembre 2009
Alphabet City
C'è questo pezzo di New York, a Est di Washington Square Park, dove la 1^ Avenue non è quella più orientale: ci sono anche nell'ordine le Avenue A, B, C e D.
E' l'Alphabet city, un quartiere a parte, un po' degradato, certamente triste di sera, che cerca a tutti i costi di non sembrare Manhattan: volti scuri e rari per strada la sera, topi più grandi della media cittadina tra i cumuli di spazzatura, pochi negozi, pochi colori.
Attraversando la Alphabet City arrivi ad affacciarti sull'East River e ti sembra tutto molto diverso: il tuo sguardo vaga dal Williamsburg al Queensborough Bridge, la città sembra lontana, silenziosa, indifferente.
Il vento è più freddo ad Alphabet City.
E' l'Alphabet city, un quartiere a parte, un po' degradato, certamente triste di sera, che cerca a tutti i costi di non sembrare Manhattan: volti scuri e rari per strada la sera, topi più grandi della media cittadina tra i cumuli di spazzatura, pochi negozi, pochi colori.
Attraversando la Alphabet City arrivi ad affacciarti sull'East River e ti sembra tutto molto diverso: il tuo sguardo vaga dal Williamsburg al Queensborough Bridge, la città sembra lontana, silenziosa, indifferente.
Il vento è più freddo ad Alphabet City.
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